{"id":48,"date":"2013-03-21T08:37:22","date_gmt":"2013-03-21T08:37:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.labuonafattoria.com\/ristorante\/?p=48"},"modified":"2013-04-03T17:44:39","modified_gmt":"2013-04-03T17:44:39","slug":"quanto-viaggia-la-nostra-spesa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.labuonafattoria.com\/ristorante\/quanto-viaggia-la-nostra-spesa\/","title":{"rendered":"Quanto viaggia la nostra spesa?"},"content":{"rendered":"<p>Quanto viaggia la nostra spesa?<\/p>\n<p>Camminando per le corsie di un qualunque supermercato, ognuno di noi non pu\u00f2 che rimanere quasi stordito dall\u2019assortimento di prodotti disponibili: dal reparto ortofrutta a quello della macelleria, dal banco del pesce agli sterminati scaffali di prodotti alimentari, la scelta \u00e8 pressoch\u00e9\u00a0<strong>illimitata<\/strong>. Eppure, non \u00e8 difficile ricordare che fino a qualche tempo fa la spesa la si faceva dal fruttivendolo, dal macellaio, al piccolo negozio di alimentari sotto casa. Il panettiere produceva le giuste quantit\u00e0 di pane per soddisfare la sua clientela ed evitare gli sprechi, dal fruttivendolo le zucche si trovavano solo in inverno e le pesche solo in estate, e non era raro che dal pescivendolo non si trovasse un certo tipo di pesce, se ad esempio le condizioni meteorologiche impedivano ai piccoli pescherecci di uscire in mare. Ed ora?<!--more--><\/p>\n<p>Quantit\u00e0 imbarazzanti di cibo che ogni giorno vengono gettate, prodotti del reparto ortofrutta che si trovano costantemente in qualsiasi momento dell\u2019anno, carne e pesce provenienti da altri Paesi, se non da altri continenti. Ad esempio, secondo un\u2019indagine della Coldiretti, negli ultimi anni le importazioni di frutta e verdura dall\u2019estero hanno raggiunto nel un valore complessivo di circa\u00a0<strong>due miliardi di euro<\/strong>; i Paesi maggiormente coinvolti sono quelli sudamericani (Colombia, Ecuador, Cile, Brasile e Argentina) ma anche europei (Spagna) ed africani (Marocco, Egitto, Tunisia). I prezzi competitivi offerti dai prodotti di importazione mettono decisamente a rischio le produzioni ortofrutticole italiane, che sono fra le maggiori in Europa con produzioni annuali di circa\u00a0<strong>20\u00a0<\/strong>milioni di tonnellate di frutta e\u00a0<strong>16<\/strong>\u00a0di verdure ed ortaggi.<\/p>\n<p>Certo, esistono prodotti ortofrutticoli la cui importazione \u00e8 praticamente indispensabile (come, ad esempio, la frutta tropicale), poich\u00e9 le condizioni climatiche in Europa non ne consentono la coltivazione, eppure \u00e8 ormai prassi trovare sul mercato italiano\u00a0<strong>non solo le primizie, ma anche i prodotti di stagione<\/strong>: pere argentine, arance sudafricane, mele cinesi e fagiolini del Kenya. Per non parlare di vini cileni, bistecche argentine, tonno del Pacifico o carne di canguro. Questo cosa comporta? Che, mediamente, per arrivare su una tavola occidentale, un pasto medio ha frequentemente viaggiato per un totale di oltre\u00a0<strong>1900 chilometri\u00a0<\/strong>(e questo lo sostiene il premio nobel Al Gore, nel suo libro \u2018<em>An Inconvenient Truth \u2013 Una scomoda verit\u00e0<\/em>\u2019, Rizzoli). Nei casi pi\u00f9 eccezionali, un vino australiano deve percorrere oltre 16000 chilometri per giungere al nostro bicchiere, consumando quasi 10 kg di petrolio ed emettendo una trentina di chilogrammi di CO<sub>2<\/sub>; non va meglio con la frutta cilena che genera, per ogni chilogrammo di prodotto, pi\u00f9 di 22 kg di anidride carbonica, dovendo viaggiare per oltre 12000 chilometri e consumando oltre 7 kg di petrolio. Ma quali sono i costi di questa follia commerciale?<\/p>\n<p>Alla luce dei fenomeni di caro-petrolio, che si presentano con sempre maggior frequenza, e dei costi non indifferenti della logistica, appare evidente che questo sistema di consumo globalizzato\u00a0<strong>non \u00e8 sostenibile\u00a0<\/strong>n\u00e9 dal punto di vista ambientale n\u00e9 da quello economico. I prodotti che si trovano a viaggiare su camion, nave, aereo sono indiscutibilmente pi\u00f9 costosi di quelli nostrani.<\/p>\n<p>Fortunatamente, sempre secondo la Coldiretti, la contaminazione dei mercati del nostro Paese da parte di prodotti stranieri ha un valido \u2018nemico\u2019 in tre consumatori su quattro, che sostengono di riporre\u00a0<strong>maggiore fiducia nei prodotti di provenienza italiana<\/strong>\u00a0e che, in quasi la met\u00e0 dei casi (46%) sono disposti a\u00a0<strong>spendere di pi\u00f9 pur di acquistare un prodotto del nostro Paese<\/strong>.<\/p>\n<p>(da\u00a0http:\/\/www.guidaconsumatore.com\/)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto viaggia la nostra spesa? 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