{"id":1,"date":"2013-03-12T11:27:56","date_gmt":"2013-03-12T11:27:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.labuonafattoria.com\/ristorante\/?p=1"},"modified":"2015-12-07T10:40:31","modified_gmt":"2015-12-07T10:40:31","slug":"ciao-mondo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.labuonafattoria.com\/ristorante\/ciao-mondo\/","title":{"rendered":"Storia della filiera corta"},"content":{"rendered":"<p>Storia della filiera agricola<\/p>\n<p>Uno dei primi teorici del consumo di prodotti locali \u00e8 lo statunitense\u00a0<strong>Gary Paul Nabhan<\/strong>, che nel 2001 ha pubblicato il libro \u201c<em>Coming Home To Eat<\/em>\u201d. Accattivante ed ironico, nel libro vengono descritti gli sforzi compiuti da questo etnobotanico al fine di consumare cibi la cui provenienza fosse circoscritta in un<strong>raggio di 220 miglia<\/strong>\u00a0(circa 400 chilometri) dalla sua casa in Arizona.<!--more--><\/p>\n<p>Pochi anni dopo, nel 2005, i giornalisti James B. MacKinnon e Alisa Smith fecero anche di pi\u00f9: restringendo il raggio a sole\u00a0<strong>cento miglia<\/strong>, per un anno si cibarono di prodotti provenienti esclusivamente dal territorio circostante la loro casa di Vancouver, in Canada. La loro esperienza \u00e8 raccontata nel libro \u201c<em>The 100-Mile\u00a0<\/em><em>Diet: A Year of Local Eating<\/em><em>\u201d, ancora inedito in Italia ma che ha riscosso un grande successo nel mondo anglosassone.<\/em><\/p>\n<p>In Italia la cultura del \u201cchilometro zero\u201d \u00e8 approdata in tempi recenti, ma ha trovato da subito un terreno fertile: basti pensare che nel 2008 la\u00a0<strong>regione Veneto<\/strong>, prima in Italia, si \u00e8 dotata di una legge (L.R. 25 luglio 2008, n. 7 BUR n. 62\/2008) volta a riconoscere le attivit\u00e0 di distribuzione e ristorazione che, in percentuali comprese fra il 30 e il 50%, si approvvigionano di prodotti di origine veneta.<\/p>\n<p>Non solo: la maggior richiesta di alimenti di provenienza locale ha avuto un \u2018effetto volano\u2019, sulla proliferazione dei cosiddetti \u201c<em><strong>farmer markets<\/strong><\/em>\u201d, ovvero i \u201cmercati contadini\u201d nei quali agricoltori ed allevatori, evitando le maglie della grande distribuzione, offrono i loro prodotti direttamente al consumatore. Parallelamente a questo \u2018nuovo\u2019 (eppur antico!) modo di fare la spesa, anche il mondo della ristorazione ha accolto e sfruttato le opportunit\u00e0 offerte dai mercati del territorio: sono infatti in costante aumento i cosiddetti \u201c<strong>ristoranti a chilometro zero<\/strong>\u201d, nei quali vengono serviti piatti cucinati secondo la tradizione, i cui ingredienti sono rigorosamente di provenienza locale.<\/p>\n<p>Da sottolineare infine \u00e8 la recentissima approvazione del Ddl \u2018<em><strong>Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualit\u00e0<\/strong><\/em>\u2019, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1\u00b0 marzo 2010. Il provvedimento \u00e8 uno strumento legislativo di primaria importanza perch\u00e9, per la prima volta, definisce i mercati agricoli di vendita diretta, promuovendo la domanda e l\u2019offerta dei prodotti agricoli a chilometro zero e fornendo un inquadramento del settore dal punto di vista legislativo.<\/p>\n<p>(da\u00a0http:\/\/www.guidaconsumatore.com\/)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia della filiera agricola Uno dei primi teorici del consumo di prodotti locali \u00e8 lo statunitense\u00a0Gary Paul Nabhan, che nel 2001 ha pubblicato il libro \u201cComing Home To Eat\u201d. 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